Dal quotidiano La Repubblica sett. 2013: Migranti, la scuola nella chiesa abbandonata Boreano, si va in bici per superare i “caporali”

foto repubblica ootgROMA – Fino a pochi mesi fa era una città fantasma. Meglio: una città di fantasmi a pochi chilometri da Venosa, Basilicata. Boreano: pochi caseggiati, pochi servizi, una parte del profondo sud che, come tante altre, sembra essere impermeabile al progresso. Un luogo di transito, dove centinaia di migranti sostano durante la stagione della raccolta di pomodori. Abbandonati, senza nessuna rete di protezione, in balia di caporali e dinamiche terribilmente vicine allo sfruttamento. Poi la svolta, l’impegno di alcuni volontari che occupano la piccola chiesa in disuso. E primi tasselli per avviare un definitivo processo d’integrazione e di riscatto per gli extracomunitari che con i loro lavoro rendono possibile la microeconomia dell’area: una piccola scuola d’italiano e una serie di biciclette.

Chiese chiuse e migranti. A Boreano le parole di Papa Francesco sulla destinazione d’uso dei conventi non utilizzati non suonano come una profezia. Anzi. Sono solo parole che fotografano una realtà già in atto. “Il progetto nasce nell’ambito delle attività di Campagne in lotta, una rete di associazioni e singoli, italiani e africani, che seguono le questioni relative al lavoro dei migranti in agricoltura”, dice a Repubblica. it Mimmo Perrotta, uno dei volontari di Boreano. Una rete che nasce subito dopo la rivolta degli immigrati a Rosarno, gennaio 2010, e che ha un obiettivo alto e arduo: scardinare i meccanismi di sfruttamento che attraversano l’intero mercato del lavoro, a partire dal settore agricolo.

Il problema chiave è il caporalato. E’ l’inizio di agosto e l’idea passa attraverso le due ruote. Passo indietro: ogni anno, centinaia di braccianti africani arrivano nelle campagne tra Venosa, Lavello e Palazzo per lavorare alla raccolta del pomodoro. Abitano in casolari abbandonati e per qualsiasi spostamento, dal lavoro alla spesa, dipendono dai “caporali”, che offrono “passaggi” solo a pagamento. L’idea dei volontari è rivoluzionaria nella sua semplicità: fornire a ogni migrante una bicicletta. Viene lanciata una campagna per raccogliere bici in disuso e viene messa su un’officina per consentire le riparazioni e la cura del veicolo. Naturalmente, a costo zero.

Ma non c’è solo supporto materiale. A Boreano sanno che una piena integrazione passa attraverso l’incontro tra culture. E dopo la diffusione di bici, viene realizzata una scuola d’italiano. Lezioni ogni settimana, il giovedì. Sempre più partecipate, tanto che dalla loro pagina Facebook i volontari chiedono agli abitanti dei paesi limitrofi delle sedie per consentire a tutti di poter seguire le lezioni. E non c’è solo il momento frontale, l’apprendimento. Ai migranti è data carta bianca: il centro di ogni lezione è l’elaborazione di un tema. Che serve non solo a valutare la qualità del loro italiano, ma a creare una sorta di territorio narrativo attraverso cui favorire l’incontro e l’uscita dall’isolamento.

Rompere l’isolamento. I volontari di Boreano riflettono molto su questo passaggio. E in una delle loro note, scrivono. “L’intervento non si pone come assistenziale e fine a se stesso. Certo, bisogna muoversi con la massima attenzione rispetto alla complessità della situazione e ai rischi che corrono i nostri interlocutori africani”. Tuttavia, le attività hanno come primo obiettivo “quello di rompere l’isolamento in cui si trovano i braccianti stranieri nei ghetti”. Perché l’isolamento è il conduttore del loro sfruttamento. Quindi, “rendere visibile la loro situazione può può togliere terreno sotto i piedi dei caporali, come è successo alla Masseria Boncuri di Nardò nell’estate 2011”.

Guardando anche altrove. Con la coscienza che “non bisogna perdere di vista il quadro generale in cui ci si muove, che riguarda non solo l’agricoltura e le condizioni dei braccianti, dalla Calabria al Piemonte, ma molti altri segmenti del lavoro in Italia”. Far incontrare le lotte nascoste che si muovono sotto la superficie del mondo del lavoro, sotto le cifre, le percentuali, gli accordi e le parole della politica. Una rete di soggetti che. Solo incontrandosi e dialogando, può avviare il rinnovamento necessario.

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